Attività - Diritto di Famiglia

Nel nostro ordinamento, fino al 1970, unica causa di scioglimento del vincolo matrimoniale era la morte di uno dei coniugi.
L’attuale disciplina prevede le seguenti cause di scioglimento del matrimonio:
1) La morte di uno dei coniugi
2) La dichiarazione di morte presunta
3) Il divorzio

La morte costituisce il caso tipico di scioglimento del vincolo matrimoniale.
Il divorzio è una causa di scioglimento del matrimonio indipendente dalla morte, esso secondo il disposto della Legge n° 898 del 1970 e della Legge di riforma marzo 1987 è ammissibile soltanto quando il giudice , esperito inutilmente il tentativo di conciliazione dei coniugi , accerta che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o ricostruita. Pertanto causa essenziale del divorzio è la disgregazione definitiva della comunione tra i coniugi. La sentenza di divorzio produce i seguenti effetti personali.

1) Lo scioglimento del matrimonio con conseguente possibilità di contrarre nuovo matrimonio
2) La moglie perde il cognome del marito che aveva aggiunto al proprio a seguito del matrimonio
Sul piano patrimoniale dalla sentenza di divorzio discende
1) L’obbligo per i coniugi di corrispondere un assegno periodico all’altro
2) La perdita dei diritti successori
3) Lo scioglimento della comunione legale , qualora non fosse già avvenuto a seguito della separazione.

Diversa dal divorzio è la separazione personale dei coniugi. Essa è la situazione di legale sospensione dei doveri reciproci dei coniugi, salvi quelli di assistenza e di reciproco rispetto. Essa di differenzia dal divorzio in quanto non determina lo scioglimento del vincolo , per cui i coniugi non possono contrarre nuovo matrimonio ed ha carattere transitorio , perché può finire in qualsiasi momento con la riconciliazione dei coniugi.

La separazione può essere:
1) Consensuale
2) Giudiziale

La Separazione consensuale è quella che avviene per accordo delle parti, l’accordo, per avere efficacia, dovrà essere omologato dal Tribunale, e lo sarà solo qualora non sia in contrasto con l’interesse della prole.
Separazione giudiziale è quella pronunciata dal Tribunale , ad istanza di uno o di entrambi i coniugi, a seguito di fatti, anche indipendenti dalla loro volontà, che rendano intollerabile la prosecuzione della convivenza o rechino grave pregiudizio alla educazione della prole.
Effetti della separazione sui rapporti patrimoniali tra i coniugi.
Il giudice, pronunziando la separazione, stabilisce a vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la separazione il diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri.
L’entità di tale somministrazione è determinata in relazione alle circostanze e ai redditi dell’obbligato.
Resta fermo l’obbligo di prestare gli alimenti di cui agli articoli 433 e seguenti.
Il giudice che pronunzia la separazione può imporre al coniuge di prestare idonea garanzia reale o personale se esiste il pericolo che egli possa sottrarsi all’adempimento degli obblighi previsti dai precedenti commi e dall’art. 155.
La sentenza costituisce titolo per l’iscrizione dell’ipoteca giudiziale ai sensi dell’art. 2818.
In caso di inadempienza, su richiesta dell’avente diritto, il giudice può disporre il sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato e ordinare ai terzi, tenuti a corrispondere anche periodicamente somme di danaro all’obbligato, che una parte di esse venga versata direttamente agli aventi diritto.
Qualora sopravvengano giustificati motivi il giudice, su istanza di parte, può disporre la revoca o la modifica dei provvedimenti di cui ai commi precedenti.
Con riguardo al matrimonio, l’art. 29 della Cost. riconosce il matrimonio come fondamento della famiglia. Il matrimonio è, secondo, l’ordinamento giuridico vigente, l’atto che ha per effetto la costituzione dellostato coniugale e per causa la comunione di vita materiale e spirituale tra i coniugi.
Bisogna osservare come il codice, in materia di invalidità matrimoniale, utilizzi una terminologia imprecisa ,parlando genericamente di nullità, anche quando dall’analisi dei singoli casi concreti emerge con chiarezza la semplice annullabilità del matrimonio Ciò ha indotto la dottrina e la giurisprudenza ad impegnarsi nel tentativo di individuare la distinzione tra i casi di nullità ed annullabilità del matrimonio.
Matrimonio contratto con violazione degli articoli 84, 86, 87 e 88.
Il matrimonio contratto con violazione degli articoli 86, 87 e 88 può essere impugnato dai coniugi, dagli ascendenti prossimi, dal pubblico ministero e da tutti coloro che abbiano per impugnarlo un interesse legittimo e attuale.
Il matrimonio contratto con violazione dell’art. 84 può essere impugnato dai coniugi, da ciascuno dei genitori e dal pubblico ministero. La relativa azione di annullamento può essere proposta personalmente dal minore non oltre un anno dal raggiungimento della maggiore età. La domanda, proposta dal genitore o dal pubblico ministero, deve essere respinta ove, anche in pendenza del giudizio, il minore abbia raggiunto la maggiore età ovvero vi sia stato concepimento o procreazione e in ogni caso sia accertata la volontà del minore di mantenere in vita il vincolo matrimoniale.
Il matrimonio contratto dal coniuge dell’assente non può essere impugnato finché dura l’assenza.
Nei casi in cui si sarebbe potuta accordare l’autorizzazione ai sensi del quarto comma dell’art. 87, il matrimonio non può essere impugnato dopo un anno dalla celebrazione.
La disposizione del primo comma del presente articolo si applica anche nel caso di nullità del matrimonio previsto dall’art. 68.

122 Violenza ed errore.
Il matrimonio può essere impugnato da quello dei coniugi il cui consenso è stato estorto con violenza o determinato da timore di eccezionale gravità derivante da cause esterne allo sposo.
Il matrimonio può altresì essere impugnato da quello dei coniugi il cui consenso è stato dato per effetto di errore sull’identità della persona o di errore essenziale su qualità personali dell’altro coniuge.
L’errore sulle qualità personali è essenziale qualora, tenute presenti le condizioni dell’altro coniuge, si accerti che lo stesso non avrebbe prestato il suo consenso se le avesse esattamente conosciute e purché l’errore riguardi:

1) l’esistenza di una malattia fisica o psichica o di una anomalia o deviazione sessuale, tali da impedire lo svolgimento della vita coniugale;
2) l’esistenza di una sentenza di condanna per delitto non colposo alla reclusione non inferiore a cinque anni, salvo il caso di intervenuta riabilitazione prima della celebrazione del matrimonio. L’azione di annullamento non può essere proposta prima che la sentenza sia divenuta irrevocabile;
3) la dichiarazione di delinquenza abituale o professionale;
4) la circostanza che l’altro coniuge sia stato condannato per delitti concernenti la prostituzione a pena non inferiore a due anni. L’azione di annullamento non può essere proposta prima che la condanna sia divenuta irrevocabile;
5) lo stato di gravidanza causato da persona diversa dal soggetto caduto in errore, purché vi sia stato disconoscimento ai sensi dell’art. 233, se la gravidanza è stata portata a termine.

L’azione non può essere proposta se vi è stata coabitazione per un anno dopo che siano cessate la violenza o le cause che hanno determinato il timore ovvero sia stato scoperto l’errore.

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