17 Aprile 2017

Trib. Milano Sez. lavoro, Sent., 17-02-2017

GAE

Trib. Milano Sez. lavoro, Sent., 17-02-2017
Fatto - Diritto P.Q.M.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Tribunale Ordinario di Milano

Sezione Lavoro

La dott.sa Francesca Saioni, quale giudice del lavoro ha pronunciato la seguente

Sentenza

nella causa promossa da

K.S., con il patrocinio dell'avv. Fabio Rossi del Foro di Catania, elettivamente domiciliata presso lo studio dell'avv. Paolo Maltese, in Milano, viale Bianca Maria n. 17,

RICORRENTE

contro

MINISTERO ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA, UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE PER LA LOMBARDIA, AMBITO TERRITORIALE PROVINCIALE DI MILANO, SCUOLA MEDIA STATALE VIA MOSCATI - MAMELI DI MILANO, con il funzionario delegato dott.ssa E.R., legalmente domiciliati presso l'Ufficio per la Gestione del contenzioso del lavoro, in Milano, via Soderini n. 24,

RESISTENTI

e contro

I DOCENTI DELLA REGIONE SICILIA NOMINATIVAMENTE INDICATI NELLA RELATA DI NOTIFICA DEL RICORSO EX ART. 150 C.P.C.

LITISCONSORTI CONTUMACI

OGGETTO: altre ipotesi
Svolgimento del processo - Motivi della decisione

Con ricorso ex art. 414 c.p.c. - in uno con ricorso in via d'urgenza ex art. 700 c.p.c. - ritualmente notificato, K.S. ha convenuto in giudizio il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, l'Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia, l'Ambito Territoriale per la Provincia di Milano, la Scuola Media Statale di via M. - M. di M., integrando altresì il contraddittorio nei confronti dei docenti siciliani nominativamente indicati nella relata di notifica ex art. 150 c.p.c., chiedendo, nel merito, che venisse accertato e dichiarato il suo diritto ad avere computati, agli effetti della progressione di carriera, gli anni di servizio svolti presso l'istituto paritario dall'a. s. 2001/02 all'a.s. 2014/15, con conseguente condanna dell'amministrazione scolastica all'adozione, nei suddetti termini, del relativo decreto di ricostruzione di carriera

In via d'urgenza, la ricorrente aveva chiesto che venisse accertata e dichiarata l'illegittimità e conseguente nullità e/o inefficacia 1) del D.Lgs. n. 165 del 2001, 2) della disposizione di cui alle "Note comuni" allegate al CCNI per la mobilita del personale docente per l'a. s. 2016/17 nella parte in cui dispone che "il servizio prestato nelle scuole paritarie non è valutabile" e che venisse conseguentemente accertate e dichiarato 3) il diritto della medesima ricorrente alla valutazione, nella graduatoria per la mobilità a. s. 2016/17, del servizio di insegnamento svolto presso un istituto scolastico paritario dall'a. s. 2001/02 all'a. s.2014/15 nella stessa misura in cui viene valutato il servizio statale; con condanna dell'amministrazione scolastica al relativo inserimento di punti 42 nella citata graduatoria per la mobilità nonchè all'attribuzione, alla stessa signora S., della sede di servizio ad essa spettante in base al corretto punteggio di mobilità.

La ricorrente esponeva che, sin dal 2000, era stata iscritta nelle graduatorie per l'assunzione a tempo determinato e indeterminato nelle scuole statali del personale docente; graduatorie istituite quali permanenti con L. n. 124 del 1999 e trasformate ad esaurimento con L. n. 296 del 2006, relativamente alla disciplina di scienze matematiche, chimiche, fisiche e naturali nella scuola media.

Pur avendo avuto la possibilità di accettare incarichi a tempo determinato presso scuole statali sulla scorta suddetta graduatoria, la ricorrente aveva ha scelto di svolgere il suo servizio, per gli anni scolastici compresi tra il 2001 e il 2015, presso il liceo classico e liceo linguistico dell'Istituto Paritario S. Giuseppe di Catania, riconosciuto quale scuola media paritarie e liceo classico paritario con D.A. dell'Istruzione della Regione Sicilia con decorrenza dall'anno scolastico 2001/2002 nonché quali liceo linguistico paritario con decorrenza dall'anno scolastico 2005/2006.

Tale opzione per il servizio paritario trovava piena giustificazione nella normativa vigente posto che, subito dopo l'approvazione della L. n. 62 del 2000 (norme per la parità scolastica) l'art. 2 comma 2 del D.L. n. 255 del 2001, convertito in L. n. 333 del 2001 aveva disposto che " i servizi di insegnamento prestati dal 10 settembre 2000 nelle scuole paritarie di cui alla L. 10 marzo 2000, n. 62 sono valutati nella stessa misura prevista per il servizio prestato nelle scuole statali" (enfasi aggiunta).

In applicazione di tale norma di legge, anche le tabelle di valutazione di titoli dei concorsi di merito del personale docente hanno disposto la traduzione di pari punteggio per il servizio svolto " delle scuole statali o paritarie di ogni ordine e grado".

La ricorrente, grazie allo scorrimento delle graduatorie ad esaurimento in cui si trovava inserita, era stata emessa in ruolo con decorrenza dal 1 settembre 2015 della cosiddetta Fase B del piano straordinario di assunzioni di cui alla L. n. 107 del 2015, quale docente di scuola statale per la disciplina suddetta.

La professoressa S. veniva quindi provvisoriamente destinata, per l'anno scolastico 2016/17 alla provincia di Milano, scuola media statale di via M. - M.. Aveva tuttavia potuto evitare la presa di servizio fuori regione per ultimare l'incarico di lavoro in corso presso l'istituto catanese.

L'art. 1 comma 108 della L. n. 107 del 2015 prevede che i candidati assunti dalle graduatorie ad esaurimento nelle fasi di B e C del piano straordinario di cui alla legge medesima ottengono la sede definitiva mediante una procedura di mobilità estesa a tutto il territorio nazionale ("I docenti di cui al comma 96 lettera b), assunti a tempo indeterminato a seguito del piano straordinario di assunzione ai sensi del comma 98, lettere b) e c) e assegnati su sede provvisoria per l'anno scolastico 2015/2016 partecipano per l'anno scolastico 2016/2017 alle operazioni di mobilità su tutti gli ambiti territoriali a livello nazionale ai fini dell'attribuzione dell'incarico triennale".

La ricorrente si doleva quindi che del fatto, in mancanza di riconoscimento del servizio svolto nell'Istituto paritario siciliano, essa aveva avuto accesso alla procedura di mobilità senza alcun punteggio di servizio, con conseguente annullamento di ogni possibilità di essere destinata in Sicilia, vicina al proprio nucleo familiare composto dal compagno convivente e della loro figlia dodicenne, tutti residenti nella provincia di Catania.

La ricorrente esponeva che a disciplinare la procedura di mobilità nazionale era intervenuto in data 8 aprile 2016 il CCNI per la mobilità del personale docente, il quale -all'art. 6 "Fase C" - così recita: "Gli assunti nell'a.s. '15/16 da fasi B e C del piano assunzionale 15/16 provenienti da GAE, parteciperanno mobilità territoriale. La mobilità verrà su istanza di parte ovvero, in assenza di distanza, d'ufficio, nei limiti dei posti vacanti e disponibili in tutti gli ambiti inclusi quelli assunti nelle fasi B e C del piano su nazionale 15/16 provenienti da GAE dopo le operazioni di quelle fasi precedenti. La mobilità verrà secondo un ordine di preferenza tra tutti gli ambiti territoriali l'ordine di preferenza e indicato nell'istanza ovvero determinato o completato d'ufficio a seguito di mobilità, i docenti saranno assegnati ad un ambito anche nei casi sia il primo tra quelli indicati secondo l'ordine di preferenza".

Al fine di stilare una graduatoria per la mobilità ed individuare gli aventi diritto al trasferimento interprovinciale in base ai posti concretamente disponibili, al CCNI risulta allegata la Tabella di valutazione di titoli ai fini dei trasferimenti a domanda e d'ufficio del personale docente che, al punto I ("anzianità di servizio") lett. b) prevede " per ogni anno di servizio pre ruolo " attribuzione di tre punti.

Tuttavia, nelle "Note Comuni" riportate in calce alla suddetta tabella è stato disposto che "Il servizio prestato nelle scuole paritarie non è valutabile in quanto non riconoscibile ai fini della ricostruzione di carriera".

In ragione di ciò la ricorrente si trova oggi ad essere penalizzata di ben 42 punti (3 x 14), con conseguente grave perdita di chances di trasferimento in Sicilia.

La ricorrente ha quindi sostenuto come il suddetto divieto di valutazione contrasti già con "l'aggettivazione agli stessi normativamente attribuita con la quale si è inteso... rimarcare la piena equiparazione giuridica dei medesimi agli istituti gestiti direttamente dallo Stato in ragione dei penetranti controlli rigidi prescrizioni cui essi si sono sottoposte allo Stato medesimo" .

La ricorrente ha altresì richiamato la L. n. 62 del 2000 e l'art. 2 comma 2 del D.L. n. 255 del 2001 rappresentando come, a fronte della disposta equiparazione dei servizi statali e paritari " valutati nella stessa misura" non vi sarebbe ragione per limitare l'efficacia della suddetta disposizione legislativa, eventualmente applicabile anche in via analogica, alla formazione delle graduatorie per l'assunzione di personale docente statale per pervenire invece all'opposta soluzione in sede di mobilità del medesimo personale e di ricostruzione di carriera.

Al fine di escludere la valutazione del servizio in questione non potrebbero essere richiamati gli artt. 360 comma 6 e 485 del D.Lgs. n. 297 del 1994 ove si prevede il riconoscimento " agli effetti della carriera" del servizio di ruolo o pre ruolo svolto dal personale docente presso le scuole secondarie pareggiate (comma 1) ovvero presso le scuole elementari parificate (comma 2) essendo invece di esattamente il contrario e cioè che la suddetta disposizione di legge, facente uso di terminologia giuridica all'epoca adottata per indicare gli istituti giuridici privati oggetto di equiparazione giuridica a quelli statali, non può oggi che trovare applicazione nei confronti delle rinominati e ancor più rigorosamente disciplinate scuole paritarie.

Invero, il fenomeno di successione tra norme istituti giuridici è stato esplicitato nel D.L. n. 250 del 2005 che all'art. 1 bis (" norme in materia di scuole non statali") espressamente prevede che " le scuole non statali di cui alla parte II, titolo VIII, capi I, II e III del testo unico di cui al D.Lgs. 16 aprile 1994, n. 297 sono ricondotte alle due tipologie di scuole paritarie, riconosciuti ai sensi della L. 10 marzo 2000, n. 62 e di scuole non paritarie".

La ricorrente richiamava in suo favore nota della Ragioneria centrale dello Stato n .0069064 del 4 agosto 2000 ai sensi della quale la L. n. 62 del 2000 " nulla ha modificato in materia di riconoscimento dei servizi pre ruolo svolti... Nelle predette istituzioni non statali paritarie che, pertanto, continuano ad essere valutabili ai fini sia giuridici ed economici nella misura indicata dall'art. 485 del D.Lgs. n. 297 del 1994" nonché giurisprudenza amministrativa che ha statuito come " la parificazione dei servizi costituisce logico corollario di una parificazione degli istituti privati a quelli pubblici sulla scorta di adeguati parametri atti a valutare l'omogeneità qualitativa dell'offerta formativa" (Consiglio di Stato sent. n. 1102/2002).

Ai fini cautelari, la ricorrente aveva dedotto che la mancata attribuzione nell'ambito della procedura di mobilità di ben 42 punti implica un pregiudizio con specifico riferimento al richiesto trasferimento in Sicilia; pregiudizio imminente in quanto la recente circolare operativa MIUR n. 241 dell'8 aprile 2016 ha fissato al 28 luglio 2016 la data di pubblicazione delle operazioni di mobilità per la scuola secondaria di primo grado.

Il pregiudizio, peraltro avrebbe avuto natura irreparabile delle conseguenze sui diritti personali e familiari della ricorrente (compagno impossibilitato a seguire la ricorrente per attività lavorativa dipendente a Catania e figlia minore dodicenne).

Costituendosi in sede sommaria, l'Amministrazione Scolastica aveva contrastato la pretesa della ricorrente di cui aveva chiesto l'integrale rigetto rappresentando che la professoressa S. era inserita nella III fascia delle graduatorie ad esaurimento della provincia di Catania per la classe di concorso A059-Scienze matematiche, chimiche, fisiche e naturali nella scuola secondaria di I grado, e che la stessa docente era stata destinataria di contratto a tempo indeterminato ai sensi della L. n. 107 del 2015, fase B, per la medesima classe di concorso, con decorrenza giuridica dal 01/09/2015 ed economica dal 01/09/2016. La stessa era stata assegnata provvisoriamente alla scuola secondaria di I grado di via M.-M. di M. e dovrà partecipare alla mobilità per l'a.s. 2016/17 al fine di ottenere la titolarità su un ambito territoriale sulla base delle preferenze espresse e/o d'ufficio (rif. all.ti 1-2 MIUR).

La mobilità, cosiddetta "ad annum", del personale docente per l'a. s. 2016/17 è disciplinata dal CCNI dell'8/04/2016 e dall'O.M. n. 241 del 2016, che rappresentano gli unici riferimenti normativi della materia.

Il MIUR precisava trattarsi di operazioni che si svolgono con cadenza annuale e che prevedono che i docenti interessati debbano produrre domanda per ogni singolo anno scolastico, secondo le modalità e i termini indicati nelle distinte annuali contrattazioni integrative, nonchè nell'ordinanza ministeriale recante indicazioni operative; ciò anche nel caso in cui intendano beneficiare di particolari precedenze contrattuali e/o deroghe alla normativa vigente in materia di mobilita.

Non risultava contestata l'affermazione di parte convenuta secondo cui, per il successivo anno scolastico (2016/2017) la mobilità sarebbe stata divisa in due grandi fasi che avrebbero tenuto conto delle varie tipologie di assunzioni effettuate nell'a. s. 2015/16 a seguito dell'entrata in vigore della L. n. 107 del 2015.

Nella prima fase (A dell'art. 6 del CCNI- All. 3) sarebbero stati effettueranno i trasferimenti dei docenti all'interno delle singole province, con la consueta mobilità da scuola a scuola.

Nella seconda fase (B, C e D dell'art. 6 del CCNI), i movimenti dei docenti tra province, con trasferimenti tra ambiti territoriali.

Trattasi quindi della fase di mobilità straordinaria prevista dalla L. n. 107 del 2015 su tutti i posti vacanti disponibili su tutto il territorio nazionale.

La normativa vigente ha disposto una deroga al vincolo triennale, pertanto tutti i docenti neo immessi in ruolo potranno partecipare alle operazioni dei trasferimenti.

Ne consegue che la mobilità docente per l'a.s. 2016/17, è particolarmente articolata, in ragione del piano straordinario di assunzioni disposto della L. n. 107 del 2015.

La fase A riguarderà dunque i trasferimenti e i passaggi all'interno della provincia. A tale fase parteciperanno tutti i docenti, compresi i titolari sulla DOS, i docenti in sovrannumero e/o in esubero e coloro che hanno diritto al rientro entro l'ottennio. In questa fase otterranno la sede definitiva i neo immessi in ruolo delle fasi 0 e A. La titolarità è per tutti su scuola.

La fase B riguarderà i trasferimenti e i passaggi interprovinciali in deroga al vincolo triennale degli assunti entro il 2014/15. Se posizionati in graduatoria in maniera tale da ottenere il primo ambito chiesto, otterranno una titolarità su sede scolastica. Altrimenti, saranno assegnati ad un ambito. In questa fase otterranno la sede definitiva, in un ambito della provincia in cui hanno ottenuto quella provvisoria, i neo immessi in ruolo delle fasi B e C provenienti dal Concorso 82/2012.

Alla fase C parteciperà il personale docente neo-immesso in ruolo nelle fasi B e C dalle GAE. I docenti dovranno indicare tutti gli ambiti nazionali anche attraverso preferenze sintetiche provinciali. La titolarità sarà su ambito.

La fase D riguarderà, infine, i trasferimenti interprovinciali in deroga al vincolo triennale dei docenti assunti nelle fasi 0 e A (GAE/Concorso) e B e C da Concorso 82/2012.

Il MIUR chiariva che la ricorrente avrebbe potuto partecipare alla fase C della mobilità, potendo quindi ottenere la sede definitiva in un ambito della provincia di Milano in cui si trova la sede provvisoria, secondo le preferenze espresse e nei limiti di quanto previsto dalla normativa vigente (All. 4).

La citata ordinanza stabilisce i requisiti e i termini di presentazione della domanda di mobilità, nonchè i titoli e servizi utili per l'attribuzione dei punteggi stabili alla tabella B) allegata al CCNL (All. 5). Per il prossimo anno scolastico, solo per la provincia di Milano, sono state presentate circa 14.000 domande di mobilità per tutti gli ordini e gradi di istruzioni, di cui solo 7000 circa relative alla fasi straordinarie della mobilità, con tempi ristrettissimi per l'Amministrazione al fine di valutare le stesse, convalidarle al Sidi e pubblicare i movimenti. Questo vuol dire che ci deve essere certezza circa i criteri da applicare per una valutazione oggettiva di tali domande, onde evitare discriminazioni tra coloro che concorrono ai movimenti. In caso di accoglimento del presente ricorso, Ci sarebbero, infatti, migliaia di docenti pretermessi dalla ricorrente, in quanto solo quest'ultima potrebbe godere di un punteggio aggiuntivo, attribuito sulla base del solo servizio prestato presso scuole paritarie, servizio invece non riconosciuto agli altri docenti, legittimamente in quanto ciò prevede la normativa tutt'ora vigente in materia, che, si ripete, non ha introdotto deroghe o innovazioni rispetto agli anni precedenti.

Secondo la tabella B), succitata, il servizio prestato nelle scuole paritarie non è valutabile in quanto non è riconoscibile ai fini della ricostruzione di carriera.

Ai sensi dell'art. 485 del T.U. 297/1994 ai fini della carriera viene riconosciuto soltanto il servizio prestato presso scuole statali e pareggiate. Nulla è previsto invece per il servizio prestato presso scuole paritarie, che pertanto non rileva ai fini del riconoscimento sia giuridico che della progressione economica (Ali. 6).

Soltanto nell'ipotesi di aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento il servizio prestato presso scuole paritarie viene equiparato come punteggio a quello statale.

Tuttavia, secondo la prospettazione dell'Amministrazione, si tratterebbe di istituti diversi, ciascuno soggetto ad una disciplina specifica, che non può essere estesa al di là del proprio campo di applicazione.

Nessuna deroga o innovazione in materia sarebbe stata introdotta dalla L. n. 62 del 2000 in materia di parità tra scuola pubblica e scuola privata venendo solo riconosciuto il sistema nazionale di istruzione come costituito dalle scuole statali e da quelle private, oltre dagli enti locali. Questo sistema si propone di ampliare l'espansione dell'offerta formativa e la conseguente generalizzazione della domanda di istruzione, dall'infanzia lungo tutto l'arco della vita.

La L. n. 62 del 2000 definisce le scuole paritarie "istituzioni scolastiche non statali, comprese quelle degli enti locali, che a partire dalla scuola per l'infanzia, corrispondono agli ordinamenti generali dell'istruzione, in particolare per quanto riguarda l'abilitazione a rilasciare titoli di studio aventi valore legale". Con l'entrata in vigore di tale legge, alle scuole paritarie viene quindi riconosciuta la "parità" in termini di allineamento ai parametri posseduti dalle scuole statali, riguardanti l'offerta formativa e l'autorizzazione a rilasciare titoli di studio equipollenti.

Le scuole private che hanno chiesto e ottenuto la "parità" e quindi sono entrate nella schiera delle paritarie, in Italia sono ormai la maggioranza. Esistono comunque ancora scuole private che non hanno ancora ottenuto questo riconoscimento e pertanto vengono definite parificate, secondo la vecchia classificazione che si fondava su altri requisiti (come, ad esempio, l'adeguamento ai programmi ministeriali) che non contemplavano la possibilità di rilasciare titoli di studio aventi valore legale. La L. n. 62 del 2000 ha dunque stabilito i requisiti e le procedure da seguire per le istituzioni scolastiche al fine di ottenere il riconoscimento della "parità" ma nulla avrebbe innovato per quanto riguarda la valutazione e/o il riconoscimento dei servizi utili ai fini della carriera e, di conseguenza, della mobilità, rimanendo in vigore, come unica normativa di riferimento il T.U. 297/1994, art. 485 per quanto riguarda la ricostruzione di carriera ed il CCNI dell'8/04/2016-Note comuni alle tabelle dei trasferimenti a domanda e d'ufficio delle scuole dell'infanzia, primaria, secondaria ed artistica e del personale educativo, per quanto riguarda la mobilità.

Così inquadrata la complessa vicenda, il ricorso ex art. 700 c.p.c. era stato accolto con ordinanza in data 20 luglio 2016.

Le parti convenute si costituivano, poi, nella presente fase di merito ribadendo le difese già svolte in sede cautelare e chiedendo il rigetto della domanda avversaria.

Al contempo, davano altresì atto che:

- la ricorrente, per l'anno scolastico 2016/2017 era stata assegnata all'ambito territoriale di Milano, scuola media statale San Gregorio con decorrenza dal 1 settembre 2016;

- non essendosi presentata senza addurre giustificato motivo, la ricorrente era stata sollecitata con telegramma in data 7/9/2016 a presentarsi. L'invito alla presa di servizio e rimasto senza riscontro,

- in data 28 settembre 2016, la ricorrente era stata dichiarata decaduta dalla nomina per mancata assunzione in servizio dal 1 settembre 2016, il tutto come da documenti prodotti in copia.

Integrato il contraddittorio per pubblici proclami e dichiarata la contumacia dei litisconsorti necessari, all'udienza del 24 gennaio 2017 la causa veniva discussa e decisa.

Ciò posto, si osserva, da un lato, che la vicenda della decadenza non inferisce sull'oggetto del presente giudizio.

Per altro verso, il decreto in data 28 settembre 2016 - di cui la ricorrente ha contestato la ricezione - non può ritenersi validamente notificato all'indirizzo PEC finessesas@legalmail.it. Se è vero, da un lato, che la ricorrente se n'è servita per replicare, in data 12 settembre 2016 al telegramma che la sollecitava a prendere servizio presso la scuola media statale San Gregorio di Milano, si osserva, per altro verso, che non vi sono elementi per ritenere che detto indirizzo sia effettivamente riconducibile alla stessa signora S., dovendosi piuttosto reputare - in assenza di elementi difformi - lo stesso sia stato utilizzato nella suddetta occasione solo per avere un riscontro formale della risposta inoltrata alla scuola.

Venendo, quindi, al merito della vicenda si valuta che, nella presente sede di merito, non siano stati acquisiti elementi idonei a giustificare un mutamento delle determinazioni assunte nella fase sommaria.

Anche in tale ambito, quindi, reputa chi scrive di dover accogliere il ricorso, per le medesime ragioni già esplicitate nell'ordinanza 20 luglio 2016, conclusiva della fase sommaria e di seguito riportate:

"La L. n. 62 del 2000 ha affermato che 'Il sistema nazione di istruzione "... è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali" e che le suddette scuole paritarie svolgono un "servizio pubblico" (art.1 commi 1 e 3).

A fronte dell'affermazione di tale principio sono stati previsti penetranti controlli e rigide prescrizioni per gli istituti paritari (vedasi, al riguardo, la già citata L. n. 62 del 2000, la successiva L. n. 27 del 2006 nonché, ex multis, la C.M. 163 del 15/6/2000 e i D.M. n. 267 del 2007 e D.M. n. 83 del 2008). In particolare la C.M. 163/2000 ha preteso che, al fine di ottenere la parità, gli istituti scolastici privati devono: "dichiarare che il personale docente è munito di titolo di studio abilitante ovvero di specifica abilitazione" e, altresì, "dichiarare che il rapporto di lavoro individuale per tutto il personale della scuola è conforme ai contratti collettivi di settore", così pervenendo ad una piena omogeneità tra il servizio d'insegnamento svolto nelle scuole statali e quello alle dipendenze degli istituti privati paritari. L'art.2 comma 2 del D.L. n. 255 del 3 luglio 2001 ha espressamente preso atto della suddetta equiparazione di servizi statali e paritari, disponendo che siano "valutati nella stessa misura", né vi sarebbe ragione alcuna per limitare l'efficacia della suddetta disposizione legislativa, eventualmente applicabile anche in via analogica (ai sensi dell'art. 12, 2 co., delle "Disposizioni sulla legge in generale"), alla formazione delle graduatorie per l'assunzione del personale docente statale per pervenire, invece, all'opposta soluzione in sede di mobilità del medesimo personale (come, di fatto, accadrebbe alla ricorrente stante la contestata previsione di CCNI) e di ricostruzione di carriera. Al fine di escludere la valutazione del servizio di cui trattasi, non si potrebbero fondatamente richiamare gli artt.360 comma 6 e 485 del D.Lgs. n. 297 del 1994 ove si prevede il riconoscimento "agli effetti della carriera" del servizio di ruolo o pre-ruolo svolto dal personale docente presso le scuole secondarie "pareggiate" (comma 1) ovvero presso le scuole elementari "parificate" (comma 2), essendo, invece, vero esattamente il contrario e, cioè, che la suddetta disposizione di legge, facente uso della terminologia giuridica all'epoca adottata per indicare gli istituti scolastici privati oggetto di equiparazione giuridica a quelli statali, non può oggi che trovare applicazione nei confronti delle rinominate e ancor più rigorosamente disciplinate scuole "paritarie". D'altronde, il suddetto fenomeno di successione tra norme ed istituti giuridici è stato esplicitato dal D.L. n. 250 del 2005 (conv. in L. n. 27 del 2006), che, all'art. 1-bis. ("Norme in materia di scuole non statali"), espressamente prevede che: "Le scuole non statali di cui alla parte II, titolo VIII, capi I, II e III, del testo unico di cui al D.Lgs. 16 aprile 1994, n. 297, sono ricondotte alle due tipologie di scuole paritarie riconosciute ai sensi della L. 10 marzo 2000, n. 62, e di scuole non paritarie". Peraltro, la stessa Ragioneria Generale dello Stato, con nota n.0069064 del 4/8/2010 (ALL.8), ha riconosciuto che la L. n. 62 del 2000 "nulla ha modificato in materia di riconoscimento dei servizi pre-ruolo svolti ..nelle predette istituzioni non statali paritarie che, pertanto, continuano ad essere valutabili, ai fini sia giuridici che economici, nella misura indicata dall'art.485 del D.Lgs. 16 aprile 1994, n. 297"... "Si sottolinea, infine, che le disposizioni contenute nell'art.1-bis del D.L. 5 dicembre 2005, n. 250...nello statuire che la frequenza delle scuole paritarie costituisce assolvimento del diritto-dovere all'istruzione ed alla formazione, pongono sulla stesso piano il tipo d'insegnamento ivi espletato con quello previsto presso le scuole statali". Anche la giurisprudenza amministrativa ha avuto modo di chiarire come "la parificazione dei servizi costituisce logico corollario di una parificazione degli istituti privati a quelli pubblici sulla scorta di adeguati parametri atti a valutare l'omogeneità qualitativa dell'offerta formativa" (Consiglio di Stato, sentenza n.1102/2002). Analogamente si è pronunciata anche la giurisprudenza del lavoro: "Va rimarcato come proprio la L. 10 marzo 2000, n. 62 "norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all'istruzione" pubblicata sulla G.U. 21/03/2000 n.67 - che com'è noto ha inserito tutte le istituzioni scolastiche non statali già "riconosciute" ed in particolare le scuole paritarie private e degli enti locali, nel sistema nazionale dell'istruzione, con possibilità per loro di rilasciare titoli di studio aventi lo stesso valore dei titoli rilasciati da scuole statali nonché di svolgere, con le stesse modalità di queste ultime gli esami di stato conferma l'esistenza di un principio di generale equiparazione del servizio di insegnamento prestato dai docenti delle scuole paritarie con quello prestato nell'ambito delle scuole pubbliche. Equiparazione quest'ultima ulteriormente comprovata: a) dal disposto dell'art.2 comma 2 del D.L. n. 255 del 2001, che, ai fini della integrazione delle graduatorie permanenti del personale docente, ha previsto testualmente che "I servizi di insegnamento prestati dal 1 settembre 2000 nelle scuole paritarie di cui alla L. 10 marzo 2000, n. 62, sono valutati nella stessa misura prevista per il servizio prestato nelle scuole statali"; b) dal parere della Ragioneria Generale dello Stato n.0069864 in data 4/10/2010 che ha ritenuto come l'entrata in vigore della L. n. 62 del 2000 "mentre ha innovato in ordine ai requisiti richiesti alle scuole non statali per poter conseguire a mantenere il diritto al riconoscimento della parità ed ai docenti per poter prestare servizio presso le scuole paritarie, nulla abbia modificato in materia di riconoscimento dei servizi pre-ruolo svolti da questi ultimi nelle predette istituzioni non statali paritarie che, pertanto, continuano ad essere valutabili, ai fini sia giuridici che economici, nella misura indicata dall'art.485 del D.Lgs. 16 aprile 1994, n. 297" (Tribunale Lavoro Rimini, sentenza n.64/2014) (ALL.9).

Non possono residuare dubbi quindi circa l'illegittimità, con riguardo alle molteplici disposizioni normative sopra richiamate in materia di parità scolastica, della contestata disposizione di CCNI che esclude qualsiasi attribuzione di punteggio, in sede di mobilità, per il servizio d'insegnamento svolto negli istituti paritari. Peraltro, diversamente opinando si perverrebbe ad una interpretazione della vigente normativa senz'altro contraria ai principi di eguaglianza e d'imparzialità della p.a. (artt.3 e 97 Cost.), non essendovi ragione per discriminare, sia in sede di mobilità che ai fini della ricostruzione di carriera, tra servizi aventi per legge la medesima dignità e le medesime caratteristiche.

Quanto al periculum in mora si svolgono le seguenti considerazioni.

La mancata attribuzione nell'ambito della procedura di mobilità per cui è causa di 24 punti, per gli otto anni di servizio svolto nel paritario, non può che comportare la minaccia di un "pregiudizio" per la ricorrente con specifico riferimento al richiesto trasferimento in Sicilia (da Torino). Il suddetto pregiudizio è, altresì, "imminente", in quanto la recente circolare operativa MIUR n.241 dell'8/4/2016 (all.10) ha fissato al 28/7/2016 la data di pubblicazione delle operazioni di mobilità per la scuola secondaria di primo grado. Il pregiudizio medesimo, ove non impedito in via giurisdizionale, avrebbe, altresì, natura palesemente "irreparabile", atteso che i relativi effetti lesivi non ricadrebbero su interessi meramente patrimoniali ma andrebbero ad intaccare la stessa sfera dei diritti personali e familiari della ricorrente (come tali insuscettibili di reintegrazione ex post). Infatti, a causa delle lamentate illegittimità della procedura di mobilità, la ricorrente rischia di rimanere per anni lontana dal proprio coniuge - impossibilitato a seguirla a Torino in quanto impegnato in attività lavorativa a Modica (RG) (ALL.11) - e, quindi, di vedere gravemente minate l'unità e la serenità del proprio nucleo familiare (di cui, come già detto, fa parte anche un bimbo di cinque anni) (ALL.12).

D'altro canto, numerosi sono i precedenti cautelari in cui sono state riconosciute le ragioni d'urgenza in materia di mobilità in considerazione dei relativi "pregiudizi alla vita familiare e di relazione, non risarcibili per equivalente" (Trib. Roma - Sez. lavoro, ordinanza cautelare del 26/1/2000, in Dir. Lav. 2000,400; nello stesso senso, ex multis, Trib. Roma - Sez. lavoro, ordinanza cautelare del 20/1/2011, in Lavoro nella Giur., 2012, 8-9, 797; Trib. Agrigento - Sez. lavoro, ordinanza cautelare del 28/3/2001, in Lavoro giur. 2001, pag. 778; ordinanza cautelare del Tribunale del Lavoro di Tivoli del 4/2/2016 (ALL.13").

Trattasi di una vicenda assolutamente identica a quella qui in esame"

Vale la pena di segnalare come, nelle more del presente giudizio, numerose pronunce, rese sia in sede sommaria che di merito, abbiano ritenuto di seguire argomentazioni analoghe a quelle sin qui esposte.

In particolare, con ordinanza n. 2300 in data 3 ottobre 2016 il Tribunale di Trieste richiamata la L. n. 62 del 2000, osservava condivisibilmente come risulterebbe del tutto irragionevole " anche nella prospettiva di un'interpretazione sistematica coerente, equiparare il servizio reso nelle scuole paritarie a quello svolto nelle scuole statali ai fini della progressione nelle graduatorie ad esaurimento, al fine, dunque, di ottenere l'immissione in ruolo - come nella fattispecie è avvenuto...- E non valutarlo, viceversa, nel contesto del medesimo quadro normativo fattuale di riferimento ai fini della mobilità di cui si discorre".

Deve ritenersi superata la distinzione tra scuole paritarie e pareggiate alla luce della disciplina sopravvenuta al 2000 e, in particolare "dal D.L. n. 250 del 2005 conv. in L. n. 27 del 2006, già citato, a mente del quale ' le scuole non statali di cui alla parte II, titolo VIII, capi I, II e III del testo unico di cui al D.Lgs. 16 aprile 1994, n. 297, sono ricondotte alle due tipologie di squali paritarie riconosciute ai sensi della L. 10 marzo 2000, n. 62 e di scuole non paritarie".

Nel caso concreto non è in discussione che la ricorrente abbia prestato servizio, per gli anni oggetto di causa, presso la scuola paritaria.

Tutto ciò premesso, devono dunque ritenersi illegittime le disposizioni di cui al CCNI in data 8 aprile 2016 - che è intervenuto a regolare la mobilità per gli anni 2016/2017 - nella parte in cui escludono l'attribuzione di punteggio al servizio prestato presso gli istituti paritari.

Tali disposizioni, nella parte in cui escludono l'attribuzione di punteggio per il servizio pre ruolo prestato negli istituti paritari e, al contrario, lo riconoscono per istituti statali, nella misura di 3 punti per ogni anno, violano le disposizioni di rango primario contenute nel D.L. n. 255 del 2001.

Ne consegue l'applicazione, anche al servizio pre ruolo reso nelle scuole paritarie, dei punteggi previsti per il servizio pre ruolo reso nelle scuole statali (tre punti per ogni anno).

Tornando all'ordinanza resa nella fase sommaria del presente giudizio, veniva anche osservato come "l'Amministrazione - costituita nel presente giudizio, a differenza di quello siciliano - ha predisposto una difesa puramente dogmatica, limitandosi ad affermare che la mobilità è diversa "dal resto" ma non spiegando perché e sostanzialmente propugnando una tesi superata e contrastante con i principi di uguaglianza e imparzialità che devono sottendere all'operato della P.A. stessa.

Si reputa altresì la sussistenza del periculum in mora, rischiando la ricorrente - per effetto della preclusione qui opposta - di minare l'unità del suo nucleo familiare, residente a Catania e non amovibile a fronte di termine fissato dalla recente circolare operativa MIUR n.241 dell'8/4/2016 (all.10) al 28/7/2016 per la pubblicazione delle operazioni di mobilità per la scuola secondaria di primo grado.

Ne consegue che il mancato accoglimento del ricorso sarebbe fonte di pregiudizio di natura palesemente "irreparabile", atteso che i relativi effetti lesivi non ricadrebbero su interessi meramente patrimoniali ma andrebbero ad intaccare la stessa sfera dei diritti personali e familiari della ricorrente (come tali insuscettibili di reintegrazione ex post)".

Reputa chi scrive che le argomentazioni fin qui esposte siano connotate da adeguata diffusività e completezza, risultando idonee anche a sorreggere una valutazione piena e non sommaria.

In senso conforme alle argomentazioni che precedono si richiamano altresì: sent. Trib. Roma n. 10119/2016, est. Boeri; sent. trib Torino R.G.L. n. 7243 del 2010, est. Cirvilleri; ordinanze ex art. 700 c.p.c. Trib. napoli Nord n. 42800/2016 est. Colameo, Trib. Napoli R.G. 17451 est. Armato; Trib. Livorno n. 3856/2016 est. Sbrana; Trib. Mantova R.G. 505&2016 est. Fraccalvieri; Trib. Treviso n. 4070/2016 est. Poirè; Trib. Forlì n. 2821 e 2823/2016, est. Mastini, Trib. Va Spezia n. 3882/2016, est. Panico.

Le domande della ricorrente possono quindi essere accolte nei medesimi termini di cui al provvedimento d'urgenza in data 20 luglio 2016.

Le spese di lite seguono la soccombenza.
P.Q.M.

definitivamente pronunciando, così provvede:

1) a conferma del Provv. 20 luglio 2016, reso in via d'urgenza, accerta e dichiarare il diritto della ricorrente ad avere computati, agli effetti della progressione in carriera, gli anni di servizio svolti presso l'Istituto paritario S. Giuseppe di Catania, dall'anno scolastico 2001/2002 all'anno scolastico 2014/2015, con ogni conseguenza di legge ai fini del relativo decreto di ricostruzione di carriera;

2) condanna le parti convenute al pagamento delle spese di lite sostenute dalla ricorrente, liquidate, anche per la fase sommaria, in complessivi Euro 2.800,00 per compensi, oltre al rimborso spese generali al 15%, IVA e CPA;

3) fissa termine di giorni 60 per il deposito della sentenza.

Così deciso in Milano, il 24 gennaio 2017.

Depositata in Cancelleria il 17 febbraio 2017.



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