15 Novembre 2012

Cass. civ. Sez. II, Sent., 30-10-2012, n. 18657


1. - Con atto di citazione notificato il 2-6 marzo 1999, B., C., M.A. e Av.Ca. convennero in giudizio M. e A.C.j., quali eredi di A. G., e A.N. al fine di ottenere una pronuncia che, preso atto di omissioni contenute nella c.t.u. recepita in precedenti sentenze divisionali definitive inter partes, accertasse un diverso tipo di frazionamento che contemplasse le reali dimensioni dei fondi già assegnati in sede divisionale a ciascuno dei soggetti, con conseguente proporzionale riduzione delle quote di spettanza, oltre a determinare le aree necessarie alla costituzione della servitù di passo necessaria per l'accesso ai fondi retrostanti gli immobili, domanda in seguito abbandonata.
Si costituì il convenuto A.N., che chiese il rigetto della domanda di accertamento di servitù, proponendo domanda riconvenzionale in merito all'ordine di costituzione di strade a servizio dei singoli lotti.
2. - Il Tribunale adito, con sentenza in data 18 ottobre 2001, ordinò, a seguito di istruzione documentale e c.t.u., un diverso tipo di frazionamento attinente ai lotti già assegnati alle parti in causa, in base a sentenza definitiva, che teneva conto delle reali dimensioni dei fondi, con conseguente proporzionale riduzione della quota già assegnata a ciascuno dei condividenti, rigettando le altre domande, e condannò A.N. a pagare, ex art. 96 cod. proc. civ., la somma di L. 1.000.000 e a rifondere agli attori le spese, liquidate in L. 13.500.000, rilevando che la difesa del convenuto, non abbandonata neanche all'esito della c.t.u., risultava all'evidenza defatigoria, e rigettando la domanda riconvenzionale per la non configurabilità di un inadempimento dei condividenti prima del frazionamento.
Ar.An.Ma., C. e A.D., in qualità di eredi di A.N., deceduto nelle more, proposero appello avverso tale sentenza. Resistettero C. e M.A., che chiesero, con appello incidentale, che fosse elevato fino all'importo di L. 50.000.000 il danno da risarcire loro ex art. 96 cod. proc. civ..
3. - La Corte d'appello dì Venezia, con sentenza in data 13 maggio 2005, in parziale accoglimento del gravame, rigettò la domanda ex art. 96 cod. proc. civ.. Osservò il giudice di secondo grado che le conclusioni contrapposte da A.N. alle domande degli attori non evidenziavano un proposito defatigatorio, e che la riproposizione delle conclusioni della comparsa di costituzione e la mancata adesione ad una proposta di soluzione extragiudiziale, in un contesto di coesistenza di ulteriori, contrapposte domande, erano più verosimilmente indice di una mancata definizione complessiva della controversia.
La Corte di merito rigettò poi la censura con la quale gli appellanti si dolevano che il primo giudice avesse rigettato la domanda riconvenzionale diretta alla condanna di tutti i condividenti alla costruzione, a loro spese, delle strade previste sul rilievo, smentito dalla c.t.u., che tali lavori fossero subordinati al frazionamento dei lotti. Osservò in proposito la Corte che la mancata corrispondenza alla realtà dei lotti disegnati nella c.t.u.
non poteva non elidere l'obbligo dei condividenti di realizzare le opere di viabilità delineate nella stessa c.t.u..
4. - Per la cassazione di tale sentenza ricorrono A.C. e D. sulla base di due motivi, illustrati anche da successiva memoria. Gli intimati non si sono costituiti nel presente giudizio.

Motivi della decisione

1. - Con il primo motivo di ricorso, si deduce la violazione dell'art. 112 cod. proc. civ.. La Corte d'appello lagunare avrebbe omesso di pronunciarsi sulla domanda di condanna degli appellati alla restituzione in favore degli appellanti dell'importo di Euro 13136,08 oltre agli interessi legali.
2.1. - La doglianza risulta meritevole di accoglimento.
2.2. - Effettivamente, tra le domande proposte alla Corte territoriale da Ar.An.Ma., A.C., A. D., eredi di A.N., si annoverava quella di ordinare agli appellati B., C., M.A. e Av.Ca.
di restituire ai predetti appellanti la somma indicata nel ricorso, che sarebbe stata versata da costoro in favore dei primi, a titolo di spese legali e risarcimento del danno, a seguito della sentenza di primo grado, oltre agli interessi legali dal 13 febbraio 2002, giorno del versamento, alla data di effettiva restituzione.
Sul punto, la Corte di merito, nell'accogliere parzialmente il gravame dell' Ar. e degli A., non ha pronunciato affatto.
2.3. - Nè può inferirsi dalla espressione "disattesa ogni diversa istanza deduzione ed eccezione", adottata nel dispositivo, che il giudice di secondo grado abbia implicitamente rigettato la domanda di cui si tratta. Quella appena riportata rappresenta, infatti, una formulazione di stile assolutamente generica, tale da non autorizzare a ritenere che il giudice abbia preso effettivamente in esame la domanda alla quale si vuole connettere la pronuncia annessa e da non consentire la ricostruzione dell'iter logico strumentale a tale emissione (v. Cass., sent. n. 12134 del 1991).
Del resto, da nessun passo della sentenza è desumibile che la Corte territoriale abbia in alcun modo tenuto presente la domanda de qua.
3. - Resta assorbito dall'accoglimento del primo motivo l'esame del secondo, prospettato subordinatamente al mancato accoglimento di quello.
4. - In definitiva, il ricorso deve essere accolto. La sentenza impugnata va cassata e la causa rinviata ad un diverso giudice - che viene individuato in altra Sezione della Corte d'appello di Venezia, cui viene demandato altresì il regolamento delle spese del presente giudizio - che provvederà ad esaminare la domanda di condanna degli appellati alla restituzione dell'importo di Euro 13136,08 oltre agli interessi legali, alla luce dei rilievi svolti sub 2.2. 2.3.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso. Cassa la sentenza e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, ad altra Sezione della Corte d'appello di Venezia.




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