15 Novembre 2012

Cass. civ. Sez. I, Sent., 31-10-2012, n. 18705

1. - Con sentenza depositata il 29 ottobre 2009, la Corte d'appello di Firenze dichiarò inammissibile il gravame proposto da S. B.R. nei confronti della sentenza parziale del Tribunale di Firenze che, su ricorso di L.S., aveva dichiarato la cessazione degli effetti civili del matrimonio da lei contratto nel 2002 con lo S.. La Corte di merito rilevò che la sentenza di primo grado era passata in giudicato per essere stato depositato il ricorso in appello solo il 29 maggio 2009, dopo la scadenza del termine di trenta giorni di cui all'art. 325 cod. proc. civ., essendo stata la sentenza di primo grado notificata il 28 aprile 2009.
Secondo la Corte toscana, era sul punto priva di fondamento la deduzione dell'appellante secondo la quale, mancando nella relata di notifica della sentenza di primo grado la specifica indicazione del soggetto notificante, non si sarebbero creati i presupposti per la decorrenza del termine breve di impugnazione, mentre avrebbe dovuto trovare applicazione il termine lungo previsto dall'art. 327 cod. proc. Civ.. Osservò al riguardo il giudice di secondo grado che la relata di notifica era annunciata dalla dicitura "a richiesta come in atti", ciò che, nella prassi, rivelata dall'impiego di uno stampone, indicherebbe la provenienza della richiesta da una delle parti, proprio al fine di far decorrere il termine breve di impugnazione.
Del resto, aggiunse la Corte di merito, tale rilievo era confermato dalla circostanza che l'originale della copia notificata fosse in possesso della controparte.
2. - Per la cassazione di tale sentenza ricorre S.B. R. sulla base di quattro motivi, illustrati anche da successiva memoria.

Motivi della decisione

1.- Deve, preliminarmente, rilevarsi la invalidità della comparsa di costituzione nel presente giudizio per la signora L.S., finalizzata alla partecipazione alla udienza di discussione. Infatti, essa risulta priva della procura speciale notarile, non essendo sufficiente, per i giudizi iniziati prima della entrata in vigore della riforma di cui alla L. n. 69 del 2009, la delega a margine dell'atto con autentica del legale.
2.- Con il primo motivo di ricorso si denuncia violazione o falsa applicazione di legge con riferimento agli artt. 285, 325 e 326 c.p.c. - Sulla procedibilità ed ammissibilità del ricorso in appello - la tempestività del deposito dell'atto di appello e la validità della notifica della sentenza di primo grado. Avrebbe errato la Corte di merito nel dichiarare la tardività dell'appello proposto dinanzi ad essa, sulla base del rilievo che la sentenza di primo grado era stata notificata in data 28 aprile 2009 ed il ricorso in appello depositato in cancelleria solo il successivo 29 maggio, laddove la relata di notifica non avrebbe dato modo di risalire al notificante, riportando solo la dicitura male stampata "a richiesta come in atti": donde la inidoneità della notifica stessa a far decorrere il termine breve per l'appello. Il ricorrente lamenta poi che la sentenza impugnata non si sia soffermata sulla sua richiesta di verificare il reale giorno di consegna dell'atto introduttivo del giudizio di secondo grado alla cancelleria della Corte d'appello.
3.1. - La doglianza risulta priva di fondamento.
3.2. - Essa ripropone la questione della validità della notifica della sentenza di primo grado ai fini della decorrenza del termine breve ex art. 325 cod. proc. civ. per la proposizione dell'appello:
questione alla quale la Corte di merito aveva già fornito adeguata risposta, rilevando che la formula "a richiesta come in atti", recata dalla relata di notifica, indica la provenienza della richiesta di notifica da una delle parti, ed è, quindi, pienamente idonea a consentire la individuazione della persona del notificante.
In proposito, giova richiamare l'orientamento di questa Corte, cui il Collegio intende dare continuità, secondo il quale la prescrizione dell'art. 285 cod. proc. civ., secondo cui, ai fini della decorrenza del termine breve per l'impugnazione, la sentenza deve essere notificata ad istanza di parte, può ritenersi adempiuta ogniqualvolta, nonostante la mancanza di apposita indicazione nella relata di notifica, non vi sia, comunque, incertezza assoluta sulla parte istante, qualora, cioè, l'identificazione di quest'ultima possa essere compiuta, senza margini di dubbio, sulla base del contenuto dell'atto notificato, circostanza che si verifica allorchè, risultando dalla relata di notifica apposta in calce alla sentenza che l'ufficiale giudiziario ha proceduto alla notifica al procuratore di una delle parti indicato "come in atti", ed essendo soltanto due le parti in causa, l'istanza di notifica della sentenza ad una delle parti non può che provenire dall'altra (Cass., sent. n. 15500 e n. 1574 del 2005, n. 9749 del 2004).
3.3. - Quanto alla richiesta di approfondimento circa la data di deposito del ricorso in appello, essa risulta irrilevante, in quanto l'attestazione ad opera della cancelleria, mediante apposizione del timbro, della data del deposito fa fede fino a querela di falso.
4. - Con il secondo motivo si deduce omessa, insufficiente e/o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia prospettato dalla parte - sulla procedibilità ed ammissibilità del ricorso in appello - la tempestività del deposito dell'atto di appello e la validità della notifica della sentenza di primo grado. Il vizio denunciato riguarda la motivazione fornita dalla Corte territoriale in relazione al rigetto del mezzo di gravame concernente il difetto di notifica della sentenza di primo grado, di cui sub 2. Si rileva al riguardo che, se è pur vero che normalmente la notifica della sentenza proviene da una delle parti in causa, tuttavia, nelle controversie in materia di volontaria giurisdizione, le parti in causa sono tre, essendo tra di esse da ricomprendere il pubblico ministero: sicchè in tali casi sarebbe legittimo il dubbio circa la parte cui risalga la iniziativa della notifica. Inoltre, si lamenta nuovamente la omissione di pronuncia sulla richiesta della difesa dell'attuale ricorrente di disporre accertamenti al fine di verificare l'effettiva data di deposito dell'atto di appello.
5.1. - La doglianza non può trovare ingresso nel presente giudizio.
5.2. - Essa, infatti, colpisce il denunciato error in procedendo attraverso una richiesta, inammissibile in tale ipotesi, di sindacato da parte di questo giudice di legittimità del percorso motivazionale seguito sul punto dalla Corte territoriale.
A tale rilievo deve poi aggiungersi che il riferimento che il ricorrente opera alla struttura dei procedimenti di volontaria giurisdizione, caratterizzati dalla necessaria partecipazione di tre parti, risulta inappropriato nella specie, che non attiene ad un siffatto procedimento.
5.3. - Quanto alla asserita omissione di pronuncia in ordine alla richiesta di verifica della data di deposito in cancelleria dell'atto di appello, non può che ribadirsi quanto già rilevato sub 3.3.
6. - Le argomentazioni fin qui svolte valgono altresì ad affermare la inammissibilità del terzo motivo, con il quale si torna a sollevare, sui) specie di denuncia di violazione di legge relativamente all'art. 126 cod. proc. civ. ed all'art. 44 disp. att. cod. proc. civ., la questione del preteso difetto inerente alla relata di notifica e quella del mancato controllo della data effettiva del deposito dell'atto introduttivo del giudizio di appello.
7. - Con il quarto motivo si deducono una serie di vizi attinenti al merito della controversia, riproponendosi sostanzialmente i motivi di gravame della sentenza di primo grado, attinenti, in particolare, alla contrarietà all'ordine pubblico italiano della pronuncia di scioglimento del matrimonio tra l'attuale ricorrente e la signora L.S. per essere stata emessa in assenza di previa pronuncia di separazione personale dei coniugi; alla falsa e contraddittoria motivazione circa la giurisdizione del giudice italiano, per avere erroneamente affermato che la difesa del B. avrebbe contestato la sussistenza di tale giurisdizione; alla omessa motivazione e/o pronuncia sulla domanda di addebito della separazione, per non aver fatto alcun riferimento alla domanda, proposta in via subordinata dal B., di addebito della separazione alla moglie, nè a quella, proposta in via ulteriormente subordinata, di rigetto della richiesta di sentenza parziale avanzata dalla stessa.
8. - La censura, nelle sue diverse articolazioni, è inammissibile, in quanto diretta verso profili affrontati nella sentenza di primo grado, ma non trattati dalla Corte toscana, che si è limitata a dichiarare inammissibile il gravame, non entrando, pertanto, nel merito della controversia.
9. - In definitiva, il primo motivo di ricorso deve essere rigettato, il secondo, il terzo ed il quarto vanno dichiarati inammissibili. Non v'è luogo a provvedimenti sulle spese del presente giudizio, non avendo gli intimati svolto alcuna attività difensiva.

P.Q.M.

La Corte rigetta il primo motivo, dichiara inammissibili il secondo, il terzo ed il quarto.



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