18 Settembre 2012

Cass. pen. Sez. VI, Sent., (ud. 21-03-2012) 13-04-2012, n. 14233

MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA

Cass. pen. Sez. VI, Sent., (ud. 21-03-2012) 13-04-2012, n. 14233
MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA
Fatto - Diritto P.Q.M.

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

S.F. ricorre, a mezzo del suo difensore avverso la sentenza 11 maggio 2010 della Corte di appello di Venezia che, in parziale riforma della sentenza 22 aprile 2009 del Tribunale monocratico di Verona, ha ridotto la pena a mesi 8 e giorni 15 di reclusione per i reati di cui agli artt. 572, 582 cod. pen. sostenendo, con un unico ed articolato motivo, vizio di motivazione per contraddittorietà ed illogicità della motivazione.
Il ricorso, dopo una lunga premessa sulla scansione degli eventi, evidenzia come tutte le azioni giudiziarie della "maltrattata" H. coincidano cronologicamente con la notifica ad essa dell'atto di citazione, per la dichiarazione di inesistenza e/o annullamento del matrimonio, che risulta essere stato celebrato tra le parti il (OMISSIS), realtà questa ignorata dal ricorrente, che ne ha avuto notizia soltanto all'atto della richiesta di un certificato di stato famiglia al Comune di residenza. Informazione sopravvenuta questa che determinò il deteriorarsi reciproco dei rapporti tra le parti.
Su tali premesse, ed al fine di escludere l'azione esecutiva ed i profili soggettivi dei reati ritenuti, l'impugnazione sottolinea nell'ordine:
a) la condotta positiva dello S., quale rilevata dagli operatori sociali;
b) la circostanza che le testimonianze sono "de relato";
c) l'assenza di un dolo unitario nei comportamenti spesso provocati dalla condotta della donna, fatto questo valorizzato soltanto per la riduzione della sanzione.
Il ricorso, nei termini illustrati dai Procuratore generale è fondato, limitatamente al ritenuto delitto di cui all'art. 572 cod. pen. e con riferimento specifico alla doglianza sub c) che non risulta argomentata nella motivazione del giudice della condanna.
La giurisprudenza recente di questa sezione ha ribadito infatti: da un lato, che il reato de quo si consuma sottoponendo la vittima a un regime di vessazioni, anche morali, tali da condizionarle la vita, avvilendola e umiliandola (cass. pen. sez. 6, 11 gennaio 2012 P.G. c. Pirri; 15 giugno 2011 Cardenas), e, dall'altro, che non è richiesto, per la sussistenza della permanenza nel reato, che la condotta vessatoria sia posta in essere necessariamente nella sua interezza durante tutta la convivenza (cass. pen. sez. 6, 18 gennaio 2012 Marigliano).
In tale ambito, quindi, ciò che connota, sotto il profilo psicologico, la condotta dell'agente è appunto il regime di vita vessatorio, che ha per obbiettivo finale ed unificante la mortificazione sistematizzata della personalità della vittima.
Nella vicenda peraltro, ci si trova di fronte a pochi isolati episodi, sia pure penalmente rilevanti, per i quali era necessario che il giudice di merito recuperasse, argomentando sul punto, il filo unificante tra le varie condotte, avuto specifico riferimento alla particolarità della situazione della coppia, in funzione della loro vita anteatta e delle vicende processuali tra il ricorrente e la H..
Elementi tutti che non risultano essere stati adeguatamente valorizzati nella ricostruzione del dolo del reato, ma, esclusivamente ed erroneamente, per la sola determinazione della sanzione; in tal modo risulta essere stata esclusa, dalla soggettività della condotta richiesta dall'art. 572 cod. pen., una serie di decisivi ed importanti dati, di necessario riferimento, da cui indurre od escludere la coscienza e la volontà di sottoporre la vittima ad una serie di sofferenze fisiche e morali, in modo abituale, con l'instaurazione di un sistema di sopraffazioni e di vessazioni della personalità della vittima (cass. pen. sez. 6, 27048/2008 Rv. 240879).
Il gravato provvedimento va quindi annullato con rinvio per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte di appello di Venezia, la quale, nella piena libertà delle valutazioni di merito di competenza, porrà rimedio al rilevato deficit argomentativo.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata e rinvia per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte di appello di Venezia.



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